“Come presidente del Comitato olimpico e punto di riferimento dello sport italiano sento l'obbligo di chiedere scusa a tutte le atlete ed ex atlete che hanno sofferto a causa di comportamenti inappropriati"
Alla fine le scuse di Malagò sono arrivate. A circostanziarle è stata però una narrazione di alleggerimento tipica e diffusa quando uomini di potere si trovano a commentare abusi avvenuti sul corpo delle donne : “non facciamo di tutta l’erba un fascio”, “ancora nessun giudice si è espresso”, “se dei singoli hanno sbagliato pagheranno, ma non macchiamo l’eccellenza del movimento ginnastico italiano”.
Va ricordato al presidente Malagò, in carica dal lontano 2013, che le prime denunce pubbliche risalgono a due anni fa. Che ad accompagnarle è stato il vergognoso silenzio della federazioni e le minacce ed i ricatti di dirigenti ed allenatori. Che ora che il confine è varcato, le dichiarazioni delle atlete si stanno moltiplicando giorno dopo giorno.
Dove sono stati in questo tempo i responsabili del sistema sportivo italiano. Chi di essi ha il compito di vigilare su allenatrici e allenatori che lavorano con bambine e adolescenti? Che cosa continua a sfuggire al presidente del CONI che si ostina a parlare di episodi su singole atlete?